Per potersi addentrare nei locali di un archivio, anche se piccolo, è sempre apprezzabile che qualcuno apra la porta di ingresso.
In merito all’azione del beato Luigi Novarese, nell’ambito della pastorale sanitaria, un tale servizio è stato svolto utilmente dalla recente pubblicazione del libro “Mons. Luigi Novarese. Quindici anni di attività pastorale e legislativa ospedaliera. Sintesi della sua attività svolta quale incaricato della CEI per l’assistenza spirituale ospedaliera (1962-1977)”, Elvira Myriam Psorulla (ed.), Editoriale Romani – Edizioni CVS, Roma 2025.
Lo scritto raccoglie una serie di citazioni da lettere, documenti e note manoscritte, inerenti al servizio svolto da mons. Luigi Novarese nel riscontrare ed orientare l’assistenza spirituale ospedaliera, con particolare attenzione all’iter legislativo inerente al ruolo del cappellano.
I contenuti della documentazione addotta riguardano principalmente vicende e riscontri di tale attività, dando rilievo alla conclusione controversa del servizio svolto da Novarese. La vicenda termina, infatti, tra discrepanze nella prassi della Diocesi di Roma (dove l’incarico di assistenza pastorale in ambito sanitario era stato direttamente attribuito ad un Vescovo titolare) e i compromessi tipici delle italiche vicende legislative.
Considerando tecnicamente questo interessante libretto, si ravvisa un’eccessiva approssimazione nella gestione delle fonti. Le citazioni di lettere o altri documenti sono in genere parziali e decontestualizzate. Le affermazioni andrebbero utilmente raffrontate con altro materiale rilevante (in alcuni casi rinvenibile anche su internet).
Tornando alla metafora di apertura, dopo essere entrati in questo “archivio” incipiente, sorge la curiosità di saperne di più. Non in merito alle dinamiche curiali tra la Conferenza Episcopale Italiana e la Santa Sede o all’iter della legislazione in materia di assistenza spirituale nei luoghi di cura, ormai assodata. L’aspetto di maggior interesse, rilevato peraltro dalla introduzione di Massimo Angelelli (Direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della Conferenza Episcopale Italiana), riguarda l’approccio del beato Novarese a contenuti e modalità di un’azione pastorale rivolta alle persone sofferenti per infermità.
Il prosieguo di uno studio in tal senso dovrebbe richiedere una ulteriore contestualizzazione ed approfondimento di talune affermazioni di Novarese (spesso semplicemente elencate) e soprattutto la riconsiderazione dinamica in contesti nuovi e inevitabilmente complessi, come sempre accade quando ci si accosta all’umano dolore.
Luciano Ruga