Iniziando il suo Vangelo, Marco sintetizza l’annuncio del Messia con un testo esplicito: “Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,14-15).
C’è quanto basta: l’orario (il tempo è compiuto), il luogo (è vicino), e cosa deve fare chi ascolta: convertirsi e credere. È un messaggio semplice. Non semplicistico. Non si tratta, infatti, di rendere banale o superficiale il contenuto. Né di fingere che una realtà complessa possa ridursi a poche affermazioni di carattere assoluto. Si tratta, invece, di cogliere degli elementi essenziali, che sono universalmente presenti nell’umana esperienza, assegnando loro un nome e riconoscendone la giusta importanza nella propria vita.
Ciò che Gesù proclama del Vangelo di Dio non è un elenco di cose da fare o evitare, non è una struttura gerarchica per stabilire chi comanda, né il dettaglio di una presunta volontà divina che determinerebbe gli unici (o almeno i migliori) sentieri da percorrere, in quanto graditi all’Altissimo. Gesù annuncia un “cuore”, una realtà centrale e profonda, realizzabile in ogni sentiero che la responsabilità libera della persona umana vorrà tracciare, come cammino per la propria vita.
Il Regno di Dio, che Gesù è venuto ad annunciare e a inaugurare, richiede un cambiamento radicale a quanti desiderano farne parte. Sempre nel primo capitolo del Vangelo di Marco, al v. 17, Gesù comunica il segreto semplice per sperimentare il regno e la salvezza: “Venite dietro a me”. Tutta la nostra esistenza è invitata a seguire Gesù, a restare in comunione con lui, in modo che la sua presenza sia per noi cibo e bevanda. I rapporti di forza sono da sostituire con quelli di amore, l’attitudine al dominio deve lasciare posto alla dedizione del servizio, alla logica dell’interesse subentra quella della generosità. Sono questi i caratteri che quanti “vanno dietro a Gesù” devono rendere riconoscibili nel proprio comportamento.
Vi è un tempo compiuto, gratuitamente maturato per tutti. Vi è una presenza vicina, da cui nessuno è escluso. L’amore è semplice, quello di Dio, addirittura, lo è in grado infinito. Complicato è il tentativo di ricondurre a criteri di potere (questo comando, quel merito, quel prodigio, questa precisa volontà…) la vita di Colui che si è manifestato nell’amore: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13).
Non è cristiano un dio autoritario e prepotente, giustiziere e minaccioso… Non può avere a che fare con il Verbo incarnato, un dio disumano. Il Dio che mette paura, che giudica, condanna e castiga, è un’espressione di un “regno potente”, tanto caro ad ogni istituzione religiosa. Chi vi entra a far parte, tranne i detentori del potere che continuano a costruirlo, diventa un suddito, sottomesso a precisi ordinamenti.
Il Vangelo di Dio, quello annunciato da Gesù, riguarda il Padre che libera da ogni paura, che non giudica, non condanna, ma a tutti incondizionatamente offre il suo amore. È questa la buona notizia, l’annuncio di un regno che è vicino. La logica del potere è fuorviante e deforma l’immagine di Dio. Non esistono leve di comando, religiose, per manovrare l’onnipotenza a proprio uso e consumo, nascondendosi dietro le false immagini dei servi umili. Il passaggio da servi ad amici (cf. Gv 15,15) esige ascolto e risposta. Accoglienza dell’amore e risposta nell’amore. Solo chi rispetta ed ama gli altri (secondo quanto leggiamo in 1Gv 4,8) conosce Dio, scopre che il regno è vicino e ci entra ogni giorno, pieno di gioia.
Luciano Ruga