Sabato 23 agosto una cinquantina di persone: amici, vicini di casa, comunità religiose del Monte degli Ulivi, si è riunita gioiosamente con la nostra comunità dei Silenziosi Operai della Croce, per celebrare l’eucaristia e condividere un gradito rinfresco.

La celebrazione è stata introdotta da un breve saluto, ispirato ad un detto africano: “Da soli si va più veloci, insieme si va più lontano”. Vi abbiamo letto una istanza esigente e appropriata al contesto sociale ed ecclesiale di Gerusalemme, dove spesso la diversità viene tradita in divisioni, contrapposizioni, violenze. Crediamo che sia necessario camminare insieme, andare lontano. Se il cammino è troppo breve, non ci sarà né spazio né tempo per tutti.

 

 

Nell’omelia il sacerdote novello ha richiamato l’universalità dei popoli e delle nazioni, implicate nella volontà di salvezza che Dio continua a manifestare nella storia. L’invito evangelico ad entrare per la porta stretta (Lc 13,22-30) ci parla di una dedizione e non di una selezione.  Vi è, infatti, uno sforzo da compiere che qualifica la nostra esistenza e la rende partecipe, in ogni circostanza, della vita nuova di Cristo risorto.

La nostra comunità si è arricchita e, annoverando tra i segni di speranza il ministero sacerdotale di Joseph, guarda con fiducia ai cammini possibili di formazione e animazione, necessari a chi vive questa terra complessa e affascinante.

 

 

Perseveriamo nel dolore, vivendo il dramma crescente della popolazione palestinese, massacrata a Gaza e costantemente derubata della propria terra in Cisgiordania.

È la storia di questo tempo. Esserci con realismo, umiltà e perseveranza, attesta una verità particolare, resiliente alla violenza dei potenti. È una denuncia permanente dell’ipocrisia e delle contraddizioni che caratterizzano la politica internazionale. Ricca di inutili proclami e povera di verità e giustizia.

Luciano Ruga