La questione viene messa in chiaro nel vangelo: i capi dominano e opprimono (cf. Mt 20,25). Tutti, indistintamente. È come un dato di fatto, una conseguenza inseparabile dal ruolo di comando e dall’esercizio del potere.

D’altra parte, come ricordava Giulio Andreotti, uno certamente esperto della questione, il potere logora chi non ce l’ha.

Ci lamentiamo dei potenti che ci opprimono, ma nel medesimo tempo il potere vorremmo averlo noi. Insomma, se a dominare siamo noi, il potere può divenire accettabile, un male necessario (per gli altri) che risulta essere un bene invidiabile per chi lo detiene.

Anche nel citato insegnamento evangelico, il contesto è quello dell’aspirazione al potere. Giacomo e Giovanni, con tanto di  materna intercessione, sarebbero volentieri disponibili ad assumere i primi posti e a comandare.

Non intendevano certo insidiare il super-potere intravisto nelle azioni miracolose del Maestro. Nel giorno decisivo, trionfante, a Gesù sarebbe senza dubbio restato il trono principale. Ai figli di Zebedeo, infatti, sarebbe bastato sedere uno alla destra e uno alla sinistra. L’importante è comunque fruire del potere di chi regna.

Pur essendo più o meno assetati di potenza, anche noi siamo certo disposti a lasciare a Dio il governo onnipotente di ogni cosa. Nei confronti di Dio, tutto sommato, la sudditanza non è percepita come un fatto disonorevole.

Ma stiamo davvero rinunciando al potere?

Non sempre. Tante volte ci rivolgiamo a Dio con l’idea che, a seguito di pratica devota, debba usare la sua onnipotenza secondo le nostre aspirazioni e relative indicazioni.

Se non è possibile a me, che almeno lo facesse Dio, già che è onnipotente.

Siamo poi meno inclini a riflettere su cosa diventerebbero Dio e il mondo, nel bel mezzo di  una serie ininterrotta di comandi e attuazioni, dove l’onnipotenza sarebbe di fatto incline a compiere qualsiasi cosa, ma anche il suo contrario.

Si da il caso, tuttavia, che il Dio creatore e redentore abbia scelto di non esercitare alcuna onnipotenza di potere. Fruendo di indubbia libertà e infinita considerazione di sé,  ha dato origine all’universo, intrattenendo con il medesimo una benefica e rispettosa relazione. Niente costrizioni, nessuna predeterminata volontà da imporre, ma un “dialogo” amoroso e universale, del tutto alieno ad ogni forma di violenza.

Colui che è onnipotente nell’amore non ci ha mai schiacciato né mai ci schiaccerà. Privo del potere che logora chi non ce l’ha, il Figlio di Dio fatto uomo si è logorato fino alla morte e alla morte di croce. L’impotenza della Croce proclama un potere diverso, l’unico che possiamo realisticamente connettere con la parola “pace”.  La pace del Cristo Risorto – come detto da Papa Leone XIV il giorno della sua elezione – “una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente”.

Saremo quindi sempre dei perdenti in questo mondo, nell’attesa di una beata speranza dopo la morte? Se vincere vuol dire vivere esercitando violenza e sopraffazione, allora sì: buona sconfitta a tutti.

Ma la vittoria che premia le nostre esistenze è un’altra cosa, il modello per la nostra fede cristiana è Gesù di Nazareth e non l’imperatore Costantino il Grande (regnante dal 306 al 337, usò il cristianesimo per il potere e intrise di potere il cristianesimo). Se la vita bella e autentica, è quella incarnata in Gesù,  allora siamo vincitori, del tutto e sempre. Nelle nostre umane esistenze, necessariamente povere e limitate, viviamo la vita stessa di Dio, l’infinito nel quotidiano.

La vita dei potenti è una non-vita. Quanto più grande e l’esercizio del potere (e l’inevitabile violenza che ne segue) tanto maggiore è la realtà di morte che accompagna, dal di dentro, l’esistenza di chi lo detiene.

Sulle spalle dei potenti c’è un mantello intriso di sangue. Sulle spalle del bambino nato per noi, non c’è nessun potere (cf. Is 9,4-5). C’è  pace nel suo cuore e nelle sue mani, che diventano, se vogliamo, nostro cuore e nostre mani, per compiere il bene, per vivere bene.

Luciano Ruga

Nella foto: Betlemme. Basilica della Natività. Mosaico del periodo crociato. Particolare.