È un momento cruciale del film “Cammina, Cammina” di Ermanno Olmi, 1983 (una sapiente narrazione del cammino dei Magi verso il Salvatore del mondo). La narrazione è un intreccio di vicende personali e di profonde istanze sull’idea di Dio (l’essere umano ama costruirsela a propria misura) e sfocia nell’incontro.
La prima immagine del bambino è la mano destra, piccola e morbida, nudo il braccio. La scena riposa sulla fragilità delle piccole dita; stupore per i Magi: davvero quel piccolo bimbo è l’inviato dal Cielo?
La scena è ricca di risonanze bibliche. Ad esempio in Esodo 15,6: “La tua destra, Signore, è gloriosa per la potenza, la tua destra, Signore, annienta il nemico” o nel testo di Isaia richiamato dal titolo: “Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutte le nazioni; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio” (Is 52,10). È una questione di potere, di forza.
Anche nelle nostre gestualità quotidiane, snudare il braccio è in funzione di un gesto impegnativo; manifestiamo un’azione efficace, risolutiva. Alzando la manica fino al gomito ci prepariamo all’azione, anche solo per lavare i piatti.
Anche nel film di Olmi il gesto è fortemente rivelativo: è la manifestazione del Salvatore del mondo. Non è tuttavia carica di potere, nessuna violenza giungerà mai da quella morbida, piccola, mano. Si disvela, nel primo piano cinematografico dedicato al gesto di Gesù, la forza straordinaria e profondissima dell’incarnazione. E davvero non può esistere manifestazione più salvifica, pacifica e trionfante.
Derivando dall’Incarnazione, quella forza ci appartiene. È presente in noi e abita la nostra debolezza, il nostro limite, la nostra sofferenza e compassione attiva, la nostra capacità di amare. Resta vero che, come i Magi in “Cammina, Cammina”, anche noi restiamo perplessi e ci chiediamo: ma davvero?
C’è una frase, nel film, che supera l’impasse. La pronuncia pacatamente il Mago principale, nel ruolo di protagonista: “Arrivati a questo punto, non ci resta altra scelta che quella delle certezze”. Non prendiamola come una professione di fede un poco cieca e assoluta. Lasciamola enigmatica e rivolta ad un futuro ricco di ricerche e di incontri. Altre “certezze”, infatti, andranno in discussione nel prosieguo della storia. Il film dura 3 ore, c’è tanto da vedere e da meditare.
Nemmeno si tratta di fare finta che sia vero, tanto ormai…
Proviamo, invece, a pensare alle molte certezze che ci regala proprio la nostra umanità, il nostro vivere quotidiano, dal respiro fino alle nostre manifestazioni più complesse che speriamo non ci distraggano dall’essere consapevoli e grati per la vita che è in noi.
Che fare?
Proviamo intanto a guardare (o rivedere, ancora meglio) il film “Cammina, Cammina” di Ermanno Olmi. Se non resistiamo 3 ore di fila possiamo anche fare delle pause, dividerlo in più parti (non è opportuno ma, preparandoci al Natale, vogliamo essere indulgenti).
Può diventare un modo interessante di avvicinarci alla festività natalizie. Un fioretto per il tempo di Avvento, una video-novena particolarmente ricca di spunti per la nostra riflessione.
Sarebbe anche un ghiotto epilogo per l’anno giubilare della Speranza, che si conclude proprio il 6 gennaio 2026, con la solennità dell’Epifania.
Nella scena conclusiva del film, il mago protagonista e i suoi compagni di viaggio sono in cammino (finale obbligato, considerando il titolo). Avvistano la loro città in lontananza e si leva un grido: “siamo tornati a casa”.
Dopo tutto quello che è successo ai nostri viaggiatori, non possiamo considerare che si tratti di un essere “tornati indietro”. Se tutto continuasse come prima, nella vita dei personaggi, saremmo di fronte ad un fallimento molto triste. Passo dopo passo, avrebbero smarrito ogni significato e ogni bellezza.
Scorrono i titoli di coda e i protagonisti ancora camminano.
È un augurio anche per i nostri cammini, per i nostri giorni, per tutta la durata della nostra esistenza terrena: cammina, cammina… una vita rivolta in avanti, una speranza coniugata al tempo presente, che ci rende lieti e perseveranti.
Luciano Ruga