Senza moto non c’è speranza. Il movimento è dimensione essenziale di tutto ciò che riguarda: scoperta, comprensione, esperienza, attesa, compimento.

Un pregio del moto è il cambiamento. Anche se girassimo in tondo, continuamente, smarrendo una direzione definita, faremmo comunque nuovi incontri e scoperte. Tutto ciò che vive si trasforma. Se noi siamo vivi, anche le pietre ci sembreranno un po’ diverse, giorno dopo giorno.

Meglio, tuttavia, muoversi in una direzione, verso una meta, un traguardo. Non così vicino da poterlo rapidamente estinguere, non così lontano da risultare irraggiungibile. Insomma un traguardo come si deve: che ci animi a progredire e non ci neghi il godimento dei suoi frutti già cammin facendo.

Se abbiamo una meta da raggiungere, potremmo considerare il nostro cammino come un “moto per luogo”. Un itinerario che attraversa spazi e tempi della nostra umana esistenza.

Bibbia alla mano, vogliamo intraprendere una breve riflessione su pace e speranza. La prima è certo un traguardo tra i più desiderati al mondo. Possa la seconda, la speranza, diventare una potente motivazione per il nostro cammino verso la pace.

Tra i luoghi da attraversare, presenti nelle narrazioni bibliche, il deserto occupa certamente una posizione di riguardo. Scenario dell’Esodo, silenzioso mondo di vita e di morte, di amore e disperazione; culla del monachesimo, cornice che preserva la verità dell’incontro con noi stessi.

Proviamo dunque ad attraversare questo “deserto”, carico di senso e spoglio di inutili accessori. Un testo di Isaia ci conduce proprio nel deserto e una citazione evangelica del medesimo scritto (con significativa modifica), ci mette in movimento.

Isaia 40,3:
Una voce grida:
“Nel deserto preparate la via al Signore,
spianate nella steppa la strada per il nostro Dio”.

Matteo 3,3:
Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse:
Voce di uno che grida nel deserto:
“Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!”

Nel testo del profeta una voce grida, invitando ad andare nel deserto a preparare una via. Riprendendo il testo, l’evangelista attribuisce il tutto a Giovanni il Battista. Lui è voce che grida nel deserto. L’invito di Isaia non è comunque esaurito. Giovanni sta facendo la sua parte e invita tutti gli altri (anche noi) a muoverci, preparando la via del Signore, raddrizzando sentieri. Dove?

Ovunque. Se siamo tutti destinatari dell’invito, qualsiasi luogo necessita di un sentiero diritto.

Soffermiamoci sulla preziosità dell’invito di Isaia (ripreso da Giovanni il Battista), per ciò che riguarda il movimento. Dobbiamo occuparci di vie e di sentieri. Non di parcheggi. Vie e sentieri esistono per viaggiare, muoversi, andare avanti. Le aree di sosta non interessavano né a Isaia, né all’evangelista Matteo.

Ovunque ci dovessimo trovare, per mettere movimento nelle vie, è bene riconoscere la presenza di un po’ di deserto. Non per rapporto alle difficoltà, ostacoli, limiti, povertà, sofferenze… tutto questo è parte naturale dell’esperienza umana e non mancherà mai.

Abbiamo bisogno del deserto come realtà di solitudine e di silenzio. Questo è un binomio positivo e necessario per la nostra esistenza. Serve a “muovere” noi stessi: a incontrarci, a conoscere chi siamo e chi vogliamo diventare. Non si tratta di una fase iniziale del cammino, ma di un’attenzione permanente e vitale. Siamo esseri viventi e stiamo trasformandoci in continuazione.

La consapevolezza di “chi siamo” va tenuta sotto controllo, per evitare il rischio di pensarci soltanto come eravamo o come vorremmo essere. Chi non siamo più o chi vorremmo essere, non prepara nessuna via e tanto meno raddrizza sentieri. Chi siamo veramente, può ascoltare l’invito di Isaia e di Matteo e darsi da fare per il bene altrui.

Ci stiamo muovendo? Stiamo cambiando, diventiamo persone migliori? Benissimo; allora vediamo di preparare una via verso la pace, raddrizzando i sentieri.

Uno slogan classico dei movimenti pacifisti, attribuito al Mahatma Gandhi, interviene subito a correggere la prospettiva (è già un sentiero che si raddrizza): “Non c’è una via per la pace, la pace è la via”. Abbiamo così una conferma che la pace è un traguardo come si deve. Lo ricordavamo in precedenza, desiderando goderne i frutti già cammin facendo. Anche il più piccolo gesto di pace, prepara via della pace (e ci fa gustare il bene della pace).

La nostra missione come “raddrizzatori di sentieri” può essere paragonata all’opera dei volontari che fanno manutenzione dei sentieri. In Italia ce ne sono circa 160.000 chilometri (più della metà del totale è stato tracciato, ed è curato e mantenuto, dal Club Alpino Italiano. Un lavoro importante, ricordando che la rete autostradale italiana è “soltanto” di 7.000 km).

Come gli italici sentieri, anche i nostri cammini verso la pace hanno bisogno di essere ben indicati e resi percorribili. Sappiamo tutti, per esperienza, che non è facile vivere in pace, fare la pace, mettere pace… Solo la pratica quotidiana di gesti di pace, lieti e concreti, ci rende “raddrizzatori” professionali di sentieri del Signore, fornitori di utili indicazioni e capaci di relazioni pacifiche.

Educata dal deserto, mossa dalla speranza, ogni persona, in ogni luogo, è come Giovanni Battista, una voce che grida: “Preparate la via”.

Luciano Ruga