Per la rubrica “Ritornare in Galilea con il Beato Luigi Novarese”, consideriamo un testo edito in cui viene menzionata espressamente la Galilea.
Da una indicazione geografica, relativa ai luoghi della predicazione di Gesù, cogliamo delle suggestioni per “rientrare in Galilea” (contesto delle manifestazioni post-pasquali) portando con noi alcuni aspetti della spiritualità del beato, sottolineandone la dimensione pasquale.

Il nostro titolo riporta un’espressione del Beato Luigi Novarese, riferita all’esempio di itinerario spirituale offerto dalla Vergine Santa (L’Ancora nell’unità di salute: n. 6 – 1979 – pag. n. 473-487): “Mentre Gesù ammaestrava le folle, soprattutto fuori della Galilea e stava svolgendo una catechesi più intensa per la formazione i discepoli…”. Segue la citazione del Vangelo di Luca al capitolo 11, v. 27 e 28: “Una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!”. Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”.
Il contesto geografico sembra suggerire una particolare attenzione alle folle “fuori della Galilea”, insieme ad una catechesi più intensa per i discepoli. “Rientrare in Galilea”, per ritrovare le dimensioni profonde del discepolato, può costituire la plausibile metafora di un cammino necessario.
L’attenzione di Novarese è rivolta ad una donna della Galilea del tutto particolare: la Vergine Santa. Il traguardo delineato nelle riflessioni è “la formazione integrale dell’uomo redento”; per raggiungere tale scopo, Maria Santissima è “la via più diritta, più sicura e più facile”.
L’articolo a cui ci riferiamo, scandisce in tre punti il modo con cui la Vergine Santa ha svolto il suo personale itinerario spirituale: una spiccata capacità riflessiva, un amore fecondo, un sostrato intenso di fisicità.
La citazione dell’evangelista Luca (con la beatitudine di una maternità fisica) riguarda il terzo ed ultimo punto del modo mariano di vivere in pienezza una umanità redenta. Nell’articolo troviamo tale fisicità anche nella parte iniziale, dove Novarese considera: “Basti pensare che, per un periodo ben definito, la Madre ed il Figlio furono un cuor solo ed una volontà sola: volontà consapevole nella Madre, volontà parimenti ed ancor maggiormente consapevole nel Figlio, vivo e spiritualmente operante fin dal seno materno”.
La fisicità della gravidanza stabilisce una interessante inclusione, che qualifica in modo particolare sia la capacità riflessiva, sia l’amore fecondo (le altre due caratteristiche del modo mariano di compiere un itinerario spirituale). Tra Gesù e Maria vi sono quindi nove mesi di particolarissima alleanza, nella ricerca e attuazione della volontà del Padre.
Certamente riconosciamo che uno dei fari interpretativi della spiritualità di Luigi Novarese è il compimento della “divina volontà”. In questo articolo la questione è presentata nella possibile equivalenza di tre espressioni: formazione integrale dell’uomo redento, raggiungimento della santità totale, volontà del Padre per ciascun essere umano.
Spesso troviamo, nella considerazione di Novarese su questa tematica, un certo determinismo, la presenza di un disegno divino dettagliato, che l’essere umano sarebbe chiamato a realizzare fedelmente. Il nostro testo non ne è certo esente, ma proprio la forte valenza fisica dell’argomentazione ci spinge a non rimanere fuori dalla “Galilea”: a riconoscerci fisicamente dentro una vita pasquale aperta e rispettosa di qualsiasi umano itinerario, come fosse una vasta pianura, senza sentieri predefiniti, dove muoversi liberamente, essendo sempre redenti.
Maria “donna della Galilea” offre al nostro cammino verso la formazione integrale tre sottolineature necessarie: l’esperienza fisica qualificante, la consapevolezza di sé nella connaturale tensione alla maturità personale, l’amore come pienezza di vita.
Ricompresa dal testo dell’evangelista Luca nella più profonda beatitudine dell’ascolto, resta comunque significativa l’esperienza del grembo che ha portato Gesù e del seno che lo ha allattato.
Proprio la fisicità costituisce il sentiero concreto e l’unicità di ogni nostro itinerario spirituale. Come afferma Luigi Novarese, all’essere umano “tocca la scelta del proprio itinerario spirituale, essendo ogni anima una diversa dall’altra”. Una corporeità riconosciuta e integrata è fondamentale per un cammino equilibrato e conforme al progetto divino, per una umanità che sia a sua immagine e somiglianza.
Una fisicità così “beata” è il luogo per ascoltare e osservare la Parola di Dio. Seguiamo l’esempio di colei che, considera Novarese, conservava e meditava gli avvenimenti nel proprio cuore, maturando nei confronti del Padre “una sottomissione non passiva, piatta, succube, bensì viva, attiva, protesa a scoprire la divina volontà per inserirvisi. La parola di Dio nel Suo cuore era seme «di vita», caduto in terreno fertile, che germogliava…”.
“Beati” di corpo e di cuore, impariamo ad amare gli altri. Le nostre vie diventano feconde, belle e soavi, nei vasti territori della nostra redenzione. Annota il beato Luigi: “Seguendo questa via di amorosa ricerca della divina volontà, svolta giorno per giorno, non soltanto è impossibile l’appiattimento su se stessi, ma dal divino Spirito si è portati a scoprire quanto “belle e soavi siano le vie di Dio”, in una continua, progressiva e sempre nuova manifestazione di carità, proprio perché Dio è carità infinita e sempre nuovo nelle sue manifestazioni”. Con riferimento alla Vergine Santa: “La Sua vita d’unione con Gesù e la Sua fedele risposta all’azione sempre attiva dello Spirito, di cui era ripiena, la devono certamente aver portata ad una visione totale della propria missione verso Gesù e verso di noi che, con Lui ed in Lui, formiamo un’unica mistica realtà”.
L’amore, denso di corporeità e sostenuto da sana consapevolezza di sé, realizza una vita in pienezza.
Luciano Ruga
Nelle foto:
Betlemme, Grotta del Latte.
Gerusalemme, casa Mater Misericordiae, il beato Luigi Novarese con la comumità sodc.