Il Signore agisce efficacemente e noi ci rallegriamo di leggere, nella Bibbia, tante belle promesse speranzose.

Se però i testi biblici li rileggiamo con attenzione, riflettendo, ci accorgiamo che l’azione di Dio è esigente.

I destinatari delle azioni salvifiche non possono restare passivi, come lieti ricettori di grandi benefici.

Con la promessa divina, le cose diventano serie e impegnative. Riconosciamo, infatti, che ci piacerebbe molto continuare a sperare che, se non è ancora successo niente di quanto promesso, tuttavia arriverà il bel giorno, secondo gli imperscrutabili disegni divini.

Nel capitolo 42 di Isaia, il Signore dichiara di voler compiere azioni molto favorevoli nei confronti di ciechi e sordi. Ma il testo contiene anche un rimprovero del profeta, rivolto proprio alle due categorie beneficate: “Hai visto molte cose, ma senza farvi attenzione, hai aperto gli orecchi, ma senza sentire”. (Is 42,20). Ma chi è colui che viene rimproverato dal profeta?

Il contesto ci consegna l’agire di Dio come un pronunciamento molto intenso, dopo un periodo di silenzio: “Per molto tempo ho taciuto, ho fatto silenzio, mi sono contenuto; ora griderò come una partoriente, gemerò e mi affannerò insieme”. (Is 42,14) Seguono due versetti di azioni di Dio, espresse al tempo futuro. Suonano sostanzialmente positive, anche se rendere aridi monti e colli o prosciugare fiumi, non risulta essere un gran favore per l’umanità (cf. Is 40,15-16).

Certamente è un agire potente, inarrestabile, trasformativo. I ciechi potranno camminare per vie che non conoscono, prive di asperità, con le tenebre che si trasformano in luce.

Buon per loro dunque… sì! ma arriva un monito divino al v. 18: “Sordi, ascoltate, ciechi, volgete lo sguardo per vedere”; seguito da una amara constatazione:

“Chi è cieco, se non il mio servo?

Chi è sordo come il messaggero che io invio?

Chi è cieco come il mio privilegiato?

Chi è cieco come il servo del Signore?”.

Chi l’avrebbe detto che il problema era dentro l’essere umano e non fuori, e che riguardava proprio l’insospettabile servo del Signore? il messaggero, il privilegiato?

Il Signore constata e il profeta affonda il colpo al v. 20. Come abbiamo già considerato, è proprio il servo che ha visto senza fare attenzione, che ha aperto gli orecchi senza sentire.

Così tutto il lavoro di ottimizzazione per un cammino attraverso monti, colline, paludi, strade senza asperità, con illuminazione splendida… risulta inutile.

Pare che Isaia avesse un’ottima vista e così ha colto nel segno: ci tocca proprio fare attenzione.

Abbiamo considerato che il problema è interno: anche ciechi e sordi o persone con qualsiasi altro stato fisico, possono essere attenti e aperti, percorrere magnificamente i cammini del Signore.

Fare attenzione è un atteggiamento profondo, è avere a cuore, prendersi cura, essere presenti, condividere. È attenzione permanente verso gli altri.

La direzione dei cammini del Signore non è rivolta verso il cielo ma rimane sulla terra. Dio ha a cuore la vita buona degli esseri viventi in questo mondo. In particolare (essendo straordinariamente complessa e bisognosa) il Signore ama l’umana esistenza.

Fare attenzione, nel contesto molto intenso dello scritto di Isaia, è una questione molto attiva e molto radicata. Non si tratta di dedizioni episodiche in circostanze particolari.

È un modo di essere, un elemento qualificante per chi vuole porsi a servizio dell’amore di Dio verso il prossimo. Nel testo biblico, ricordiamo, Dio richiama con forza tale atteggiamento proprio al suo servo, al suo messaggero.

Non possiamo abitare una speranza che riposi in fervide attese, forse devote ma non concrete. Attenzione ed ascolto vogliono prendere carne nel nostro quotidiano. Nessuno sguardo, nessuna parola udita, nessun gesto, nessun respiro, sono estranei alla nostra missione.

La nostra presenza di pace e positività, nelle varie vicende che ci troviamo a vivere, è partecipe dell’opera di Dio, realizza tutti i verbi al futuro che abbiamo incontrato nel testo di Isaia.

Tutti faremo camminare, guideremo, trasformeremo…

Ma soprattutto: faremo attenzione e ascolteremo.

Luciano Ruga