Giornata Mondiale del Malato 2026
“La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro”
Casa Mater Misericordiae – Silenziosi Operai della Croce

Con riferimento al tema della Giornata Mondiale del Malato 2026,
proponiamo un cammino di riflessione e celebrazione in due momenti.

 

Il primo momento si intitola: “Il mio dolore e la consapevolezza”, si realizza visitando, singolarmente o come piccolo gruppo, una o più persone inferme, nelle proprie case o centri di accoglienza e cura.

Il secondo momento si intitola: “Il dolore altrui e la risurrezione”, si realizza accompagnando le persone visitate ad una occasione di incontro comunitario (celebrazione eucaristica domenicale, incontro di catechesi o preghiera comunitaria, riunione di nuclei familiari o qualsiasi altra circostanza opportuna).

  

PRIMO MOMENTO
“Il mio dolore e la consapevolezza”

 (Questo momento si attua nella visita personale o in piccolo gruppo a persone inferme, nelle case o nei luoghi di cura).

 

  1. MONIZIONE INIZIALE

Guida

“Tutti abbiamo ascoltato e letto questo commovente testo di San Luca (cfr Lc 10,25-37). A un dottore della legge che gli chiede chi sia il prossimo da amare, Gesù risponde raccontando una storia: un uomo che viaggiava da Gerusalemme a Gerico fu aggredito dai ladri e lasciato mezzo morto; un sacerdote e un levita passarono oltre, ma un samaritano ebbe compassione di lui, gli fasciò le ferite, lo portò in una locanda e pagò perché fosse curato”.

Così il Santo Padre ci introduce, con il suo messaggio, alla Giornata Mondiale del Malato.

Vorremmo, identificandoci sia con il malcapitato sia con il soccorritore, prendere coscienza dei nostri limiti, del nostro dolore, della nostra condizione vulnerabile e delle nostre capacità di aiutare gli altri.

 

È una presa di coscienza umile e necessaria, che è oggetto di riflessione anche da parte dell’apostolo Paolo. Ascoltiamo la lettura.

 

  1. ASCOLTO DELLA PAROLA

Lettore

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (12,7-10)

Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: “Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.

(Silenzio)

 

  1. DIALOGO E CONDIVISIONE

Guida

Prendiamo tempo per dialogare, con semplicità e verità:

  • Qual’è il dolore che maggiormente avvertiamo?
  • Chi potrebbe esserci di aiuto o sostegno?
  • A chi noi stessi potremmo essere di aiuto e sostegno?
  • Quali dolori pensiamo di poter alleviare negli altri?

 

  1. ASCOLTO DELLA PAROLA

Guida

Ora ci prepariamo al secondo momento della nostra celebrazione.
Non restiamo chiusi nella riflessione personale, ma ci muoviamo verso un’esperienza comunitaria.

La lettera di Paolo ai Romani ci ricorda  che siamo in comunione con tutto il creato; partecipi del desiderio di vita che pervade ogni essere vivente.

 

Lettore

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,18-23)

Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

(Silenzio)

 

Guida

Riflettiamo ascoltando alcuni testi del Messaggio di Papa Leone per la Giornata Mondiale del Malato:

 

Lettore

L’amore non è passivo, va incontro all’altro; essere prossimo non dipende dalla vicinanza fisica o sociale, ma dalla decisione di amare. Per questo il cristiano si fa prossimo di chi soffre, seguendo l’esempio di Cristo, il vero Samaritano divino che si è avvicinato all’umanità ferita.

Non si tratta di semplici gesti di filantropia, ma di segni nei quali si può percepire che la partecipazione personale alle sofferenze dell’altro implica il donare sé stessi, significa andare oltre il soddisfacimento dei bisogni, per arrivare a far sì che la nostra persona sia parte del dono. Questa carità si nutre necessariamente dell’incontro con Cristo, che per amore si è donato per noi. (n. 1)

 

Inoltre, il dolore che ci commuove non è un dolore estraneo, è il dolore di un membro del nostro stesso corpo del quale il nostro Capo ci comanda di prenderci cura per il bene di tutti. (n.2)

 

Benedetto XVI (Caritas in veritate, n.53) diceva che «la creatura umana, in quanto di natura spirituale, si realizza nelle relazioni interpersonali. Più le vive in modo autentico, più matura anche la propria identità personale. Non è isolandosi che l’uomo valorizza se stesso, ma ponendosi in relazione con gli altri e con Dio». (n.3)

 

Guida

Scopriamo una realtà grande e piena di energia: i nostri corpi sono canali di solidarietà. Attraverso i nostri corpi, con il desiderio di amare che ci rende presenti accanto agli altri, siamo in comunione con Cristo e con l’intera umanità. Il corpo, fragile e vulnerabile, è anche soggetto attivo di felicità, amore, passione, servizio.

Ci facciamo carico del dolore altrui quando “generiamo” vita, proprio dove è maggiormente minacciata. Diventiamo testimoni del Signore risorto che ha vinto il male e la morte.

Concludiamo con la preghiera mariana suggerita da Papa Leone nel suo messaggio:

Dolce Madre, non allontanarti,
non distogliere da me il tuo sguardo.
Vieni con me ovunque
e non lasciarmi mai solo.
Tu che sempre mi proteggi
come mia vera Madre,
fa’ che mi benedica il Padre,
il Figlio e lo Spirito Santo.

Amen

 

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SECONDO MOMENTO
“Il dolore altrui e la risurrezione”

(Questo momento si realizza accompagnando le persone visitate ad una occasione di incontro comunitario).

 

Guida

Ci organizziamo per accompagnare chi ha difficoltà di movimento, in modo che possa essere presente ad una circostanza di incontro comunitario: celebrazione eucaristica domenicale, incontro di catechesi o preghiera comunitaria, riunione di nuclei familiari o qualsiasi altra circostanza opportuna.

 

Siamo consapevoli che tutti (ammalati o sani) dobbiamo portare il dolore dell’altro, come ha fatto il Buon Samaritano, ognuno nel modo unico che gli è proprio.

 

Incontrarci, stare insieme, celebrare, parlare… ci offre l’opportunità di realizzare uno stile di vita illuminato dalla Risurrezione, come desiderato dal Santo Padre per questa ricorrenza della Giornata Mondiale del Malato:

“ Desidero vivamente che nel nostro stile di vita cristiana non manchi mai questa dimensione fraterna, “samaritana”, inclusiva, coraggiosa, impegnata e solidale, che ha la sua radice più intima nella nostra unione con Dio, nella fede in Gesù Cristo” (n. 3).

 

Scarica qui il pdf del sussidio

 

Didascalia foto:

Nelle foto: Complesso archeologico del Buon Samaritano (tra Gerusalemme e Gerico) particolari dalle sale del Museo.
Visita guidante del complesso: link you tube: https://www.youtube.com/watch?v=0bTqWMsI2Vc