Nella creazione del mondo, tutto ha esistenza. Uomini e animali, vegetali e esseri animati, tutti insieme segnano la storia quotidiana del mondo. Le loro inerzie, i moti naturali, gli istinti e la ragione, in un vortice animato e vitale, tracciano nei secoli sentieri sempre nuovi per il cammino dell’umanità.

Nell’incarnazione il Figlio di Dio prende su di sé ogni cosa, ogni elemento della creazione, percorre ogni storia lungo singoli sentieri. In questo abissale moto di presenza e di comunione solidale, Gesù Cristo diventa sorgente di vita e nuovo inizio della creazione. Nell’amore infinito che si manifesta nel mondo, il Figlio di Dio soffre il dolore inenarrabile della passione e della morte. Nuovo albero di un nuovo giardino, la croce è sorgente di vita e sigillo dell’amore. Albero ai cui frutti (a differenza del primo Adamo nel giardino di Eden) dobbiamo stendere la mano.

Per essere partecipi dei frutti di vita che provengono dalla croce, dobbiamo prendere sempre più coscienza di essere partecipi della passione di Cristo. Una tale consapevolezza, infatti, può trasformare il nostro dolore personale. Conseguenza del limite naturale vissuto nella disarmonia, il dolore si trasforma collegandosi al mistero della croce, al mistero di un amore vitale e creativo. La forza dell’amore, che si manifesta pienamente nel dono di vita sulla croce, trasforma la nostra vecchia esistenza in una vita nuova. Rinnova tutta la creazione.
L’esperienza del dolore ci attesta quanto difficilmente i rimedi terreni possano essere risolutivi. Oltre ai farmaci e agli antidolorifici (certo necessari) resta da “sanare” un cuore, un’identità, una bellezza… Quando il dolore aumenta e non possiamo distogliere i nostri occhi da esso, allora ci accorgiamo – con riferimento alle riflessioni del teologo Romano Guadini nell’opera Il Signore del 1937 – che c’è un soccorso risolutivo per il dolore solo quando questo si presenta all’interno del dolore stesso. Una soluzione radicale, una trasformazione dal di dentro. Questo avviene dal momento in cui si è realizzata la passione di Cristo.
Come l’apertura di una porta insperata, come lo spalancarsi di un luogo dove abitare sempre, senza dover fuggire. Se soffriamo insieme con Cristo, la nostra vecchia e dolorosa esistenza, è trasformata in una esistenza nuova e gioiosa. È la scoperta di una comunione che ci raggiunge e ci trasforma, conducendoci all’essenza delle cose, al centro della vita, là dove continuiamo ad amare.
È questa la gioia della nuova creazione: essere ricondotti al primo palpito della vita, al cuore della storia del mondo, entrare nello spazio infinito, nella prateria sconfinata dell’umana esistenza.

Luciano Ruga

 

Immagine: Gerusalemme. Monastero della Santa Croce. Interno della chiesa.