di Paola Manganiello

 

Nella vita di ogni persona esistono momenti di difficoltà, di dolore e di sofferenza. Sono esperienze che fanno parte della condizione umana e che, prima o poi, tutti siamo chiamati ad affrontare.

In ogni situazione, anche la più difficile, ogni persona rimane protagonista della propria vita. Il modo in cui si sceglie di vivere ciò che accade, può trasformare la fragilità in forza e la sofferenza in un’occasione di crescita.

La fragilità non toglie valore alla propria esistenza. A volte può essere l’occasione in cui la vita trova un significato più profondo.

Proprio da questa esperienza nasce il cammino di fede del beato Luigi Novarese, fondatore dei Silenziosi Operai della Croce.

Luigi Novarese nacque il 29 luglio 1914 a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria. All’età di nove anni fu colpito da una grave forma di tubercolosi ossea, giudicata inguaribile. La speranza e la preghiera, di tre novene alla Madonna Ausiliatrice, lo condussero ad una prodigiosa guarigione.

Questa esperienza segnò profondamente la sua vita. Nel 1935 maturò la decisione di diventare sacerdote e sentì nascere dentro di sé una chiamata molto chiara: dedicare la propria vita alle persone che soffrono.

Il suo desiderio era quello di promuovere integralmente la persona sofferente, aiutandola a riscoprire il proprio valore e la propria dignità, in ogni dimensione della vita: nel corpo, nel lavoro, negli affetti, nella famiglia e nella relazione con Dio.

La convinzione che lo guidava era semplice, ma molto profonda: la persona ha sempre un valore in pienezza, nonostante limiti e sofferenze.

La persona ammalata o disabile è in genere considerata principalmente come bisognosa di cure ed assistenza, quasi dimenticando le potenzialità e gli aspetti positivi che sono comunque presenti. Un atteggiamento assistenziale, da cui non è aliena la stessa Chiesa Cattolica, nelle sue manifestazioni caritative e pastorali.

Animato da tale convinzione, Luigi Novarese decise di condividere il proprio ideale, dando origine ad una associazione di vita consacrata, i Silenziosi Operai della Croce. Un movimento apostolico dedicato alla diffusione di una spiritualità per il tempo della sofferenza.

 

 

È sfida comune il dover incarnare, nella routine quotidiana, i valori e le positività alimentate dalla preghiera, dalla riflessione e dalle celebrazioni liturgiche. Accettare se stessi e la propria condizione di vita, essere accoglienti e tolleranti, migliorare le proprie relazioni con gli altri, sono esiti necessari per una vita dignitosa e serena. Traguardi non facili da perseguire, che richiedono un paziente impegno.

A maggior ragione, un’esistenza particolarmente segnata dalla dolorosa esperienza del limite, esige una forte presenza di valori, un’evangelizzazione costante del proprio essere.

Forse il punto non è soltanto quello di vivere una spiritualità personale, trovando risposte alle proprie inquietudini. Per aderire pienamente ad un valore, ad un senso della vita, ad una “salvezza”, è necessario diventarne testimoni e annunciatori per gli altri.

In ogni azione della vita, in tutto ciò che dà corpo alla umana capacità di amare, si esprime questa trascendenza. Il superamento del limite e delle fragilità, dell’egoismo e delle paure, dell’isolamento e del non senso.

È una chiamata a costruire relazioni significative e profonde, capaci di accompagnare le persone nelle diverse situazioni della loro esistenza.

È quanto può essere definito come “vita risorta”. Il dono pasquale di una vita nuova, che vince il male e la morte, che illumina e allieta ogni sentiero, ogni umana vicenda.

 

 

foto 1: Gerusalemme: cimitero ebraico e lato sud delle mura di città vecchia.
foto 2: Akko: vista mare.