di Luciano Ruga
Gesù è Dio che vive l’esistenza umana fino all’estremo, fino al punto massimo di umanità e di amore. Fino alla morte, l’estremo respiro vitale. Fino alla risurrezione, l’estremo palpito dell’amore. Gesù ha obbedito a questa volontà vitale e amorosa del Padre: manifestare l’amore infinito, dentro tutte le situazioni dell’umana esistenza.
La medesima obbedienza è richiesta all’essere umano, resa possibile dalla comunione con Cristo. Siamo chiamati a manifestare l’amore in ogni realtà umana, fino all’estremo: nella gioia e nel dolore, nel riposo e nella fatica, nella malattia e nella salute, nel lavoro e nel disagio sociale, nella vita e nella morte.
Il Regno di Dio ha bisogno di spazio. Soprattutto dentro di noi, nei cuori e nella loro capacità di amare. Ha nondimeno bisogno di trovare spazio attorno a noi, dove viviamo e celebriamo la nostra fede. Ho l’impressione che certe celebrazioni liturgiche, molto bene ordinate, diventino talmente “rigide” da rendere faticoso l’ingresso del Regno. Ad esempio, la celebrazione nella domenica delle Palme, in un quartiere popolare che gravita intorno ad una cappella incompiuta, vede in processione la gente così com’è: un po’ disordinata, un po’ raccogliticcia, il prete disordinatamente in mezzo al popolo… palme tra le mani, buche nelle strade, povertà ordinaria nelle abitazioni…
Vi è un’osmosi tra le cose del Regno: tra i cuori poveri e le strade rotte, tra le case umili e una chiesa senza pavimento e tinteggiatura.
Nel gruppo camminante dei fedeli si può entrare senza avvertire alcuna linea di demarcazione: c’è spazio per tutti anche quando, giunti in chiesa, mancano le sedie, l’audio non è buono e non vi è nessuno che suoni. Ma tutti cantano, meglio che possono.
Certamente vi sono processioni molto decorose ed è bene che sia così. Tuttavia le cose del popolo hanno bisogno di uno spazio che talvolta il potere clericale è avaro a concedere. Il timore dei sommi sacerdoti e dei farisei, in occasione della Pasqua in cui Gesù avrebbe compiuto il dono supremo di se stesso, era quello di perdere il potere a causa di un intervento imperialista da parte della superpotenza del tempo: Roma.
Un buon monito per i sacerdoti, che nelle celebrazioni festive possono trovare l’occasione di un buon servizio al popolo, senza indulgere alla tentazione di prefissare nel dettaglio gli spazi per il Regno. Essendo anche un po’ selvatico, il Regno di Dio ama crescere ovunque.
Immagine: Gerusalemme. Casa Mater MIsericordiae. Mosaico dell’Annunciazione. Particolare.