di Luciano Ruga

 

Un tubo non offre molte alternative. Chi ci sta dentro vede soltanto una via di fronte a sé. Una luce in fondo al tunnel e un unico percorso forzato: l’interno del tubo.
Non si vive bene dentro i tubi. Più gradevole è stare all’aria aperta, spaziare con lo sguardo verso molte luci possibili, guardare ad un vasto orizzonte, tutto luminoso. Più vitale è scegliere il proprio sentiero. Deciderne responsabilmente il tracciato, stabilire attraverso quali territori si giungerà al traguardo. Tuttavia dobbiamo confessare, prima di tutto a noi stessi, che molte volte preferiamo vivere nei tubi.
Se inizialmente il “sapore di tubo” è sgradevole, accade che poi ci si abitui e, quel che è peggio, si giunga anche al punto di preferire gli spazi angusti del tubo, dimenticando la naturale propensione dell’uomo a vivere in luoghi più ampi.
Sapore di tubo è pensare che Dio abbia voluto la nostra situazione nel dettaglio (e quindi ne sia Lui responsabile); è credere che fedeltà sia non cambiare nulla (e quindi evitare il rischio della novità); è vivere la propria identità ristretta come se fosse un assoluto (e quindi ritenere che siano gli altri in errore).
Vivere nel tubo diviene una scelta comoda, senza assumere responsabilità e rischi, riducendo sempre di più l’orizzonte a cui si guarda, fino a poter dire “sono fatto così, non c’è niente da fare”.

Nel tubo si ha sempre ragione, non c’è spazio per altre idee o nuove convinzioni: vi sono già quelle usate per costruire la propria identità, piccola e fasulla, ma percepita e difesa come unica e definitiva.
Nel tubo si ci compiange facilmente. Una vita di costrizioni: la malattia, gli eventi che ci hanno segnato, le sofferenze… Vittime di tanto destino, dimentichiamo di poter sempre scegliere come vivere le nostre situazioni, con quale capacità di amare e di godere, abbracciando quella libertà del cuore che inevitabilmente, se rinchiusa nel tubo, muore.
Nel tubo un buon apparato di norme ci rende artefici della nostra bontà, della nostra giustizia osservante, arricchendo la quantità del nostro merito di fronte a Dio e al prossimo.
Nel tubo prosperano le logiche del potere, della prevaricazione, dell’arroganza, della sopraffazione. Assuefatti al sapore di tubo, non ci è gradito che altri, siano, pensino, agiscano, vivano… diversamente.
Avvezzi alla sopraffazione del tubo, diveniamo esperti nel prevaricare sugli altri, con una scorta abbondante di giustificazioni utili a mascherare il nostro agire meschino dietro le consolidate maschere offerte dal tubo (presunte volontà di Dio, incongrue fedeltà al passato, assolute necessità di ciò che possiamo, siamo, comprendiamo…).

L’incarnazione del Figlio di Dio ha condotto ogni persona umana dentro una prateria infinita, carezzata dal vento, talvolta scossa dal suo impeto… Luogo permeato di salvezza, dove la scelta del sentiero rinuncia alla codardia di attribuire ad altri la causa di fatiche e fallimenti. Spazio di responsabilità e di dono, di scelte e di rischi, di amore e di dolore… di libertà e di maturità. Spazio dell’uomo e di Dio, insieme.

 

Foto: Gerusalemme. Casa Mater Misericordiae. Sala riunioni, mosaico della Natività, particolare.