di Luciano Ruga

 

“La sofferenza è un’occasione di incontro con Gesù”.

L’annotazione del Beato Luigi Novarese è posta in calce, nel testo sinottico, alla narrazione relativa al paralitico di Cafarnao (Lc 5,17-20 / Mc 2,1-5 / Mt 9,2).

È scritta in colore rosso, come i due tratti verticali che nella pagina evidenziano la prima parte del verso 20 in Luca (E, vedendo la loro fede, egli disse:) e la seconda parte del verso 2 in Matteo (Abbi fiducia, figliolo, i tuoi peccati sono rimessi).

Nella medesima pagina vi è un’altra annotazione, in colore blu, “la fede altrui”, riferita al testo di Lc 5,19: “e lo calarono attraverso il tetto, nel mezzo, davanti a Gesù”.

 

 

L’annotazione circa la sofferenza suona abbastanza scontata e non particolarmente significativa.

Considerando, infatti, il Mistero dell’Incarnazione, il semplice fatto di esistere costituisce per l’essere umano un’occasione di incontro con Gesù.

In un articolo sulla rivista L’Ancora (Dio incontro all’uomo, l’uomo incontro a Dio. L’itinerario della salvezza. n. 6 – giugno 1968 – pag. n. 1-5) Novarese considera tale aspetto, approfondendone, come sempre, la specifica rilevanza nell’esperienza della persona sofferente.

“L’uomo aveva interrotto con il peccato la vita divina che aveva in sé, Gesù gli ridona la possibilità di riprendere la medesima comunanza di vita mediante la grazia, stabilendo un primo contatto comune tra Dio e noi, che eravamo da redimere, mediante la natura umana; ed apparve a noi così l’umanità e la benignità del Figlio di Dio, non per volontà di uomo o diritto di sangue ma per Sua libera volontà”.

 

Prima di porre maggiore attenzione allo specifico della sofferenza, è possibile cogliere una certa dimensione universale, umana e senza categorie, nell’annotazione manoscritta di Novarese sulla fede altrui. Sulla scena evangelica, nella mossa astuta di scoperchiare il tetto per calare il paralitico, vi sono persone sane e malate, insieme.

Fede e sofferenza sono dimensioni umane che riguardano tutti. Forse nell’ambito della pastorale della salute, risulterebbe più diretta, da parte di medici, paramedici, clero e volontari, l’identificazione con questi “altri” che si danno da fare a pro del malato. Nondimeno sarebbe importante leggere se stessi anche nella dimensione sofferta del paralitico.

Rafforzare la consapevolezza di una dignità condivisa anche nella debolezza, è certo un’ottima premessa per ogni relazione con le persone ammalate o in situazione di particolare sofferenza.

Un compito che Luigi Novarese (nel succitato articolo) descrive come prezioso colloquio:

“Nell’instaurare il colloquio con chi soffre risaliamo la storia dell’umanità e poniamo le anime che vogliamo conquistare di fronte al dato storico e preciso che Cristo, il Figlio di Dio, ci ha parlato. Gesù ci ha risolto tutti gli angosciosi perché della vita ed è il nostro divino modello.

Far comprendere allora che comunicando a noi la sua vita, Dio ci dona possibilità costruttive e nuove responsabilità, in piano soprannaturale, impensate. “Non c’è settore che rimanga precluso a chi soffre” (Giovanni XXIII ai Vol. della Soff. 19-3-1959)”.

 

A conclusione il Beato Luigi riassume, per tutti, la bellezza di una vita “lanciata nell’amore”:

“E così la vita del cristiano, a fortiori la vita del sofferente, è la più bella vita lanciata nell’amore che nell’unità con la persona amata, il Cristo, ci porta alla conquista di tanti altri fratelli, che vengono a far parte del nostro Mistico corpo, arricchendo e potenziando a loro volta noi stessi con la rispondenza alla grazia, abbellendo il volto della Chiesa, dilatando il regno di Dio”.

Che la sofferenza sia un’occasione di incontro con Gesù è una constatazione meritevole di serio approfondimento. Scoprirsi incontrati da Dio ha conseguenze “vocazionali”: per vivere meglio in ogni situazione della vita, prendendosi cura anche della “fede altrui”.

 

Foto di apertura: il beato Luigi Novarese con la comunità di casa Mater Misericordiae (Gerusalemme, giardino della casa).
Foto interna: testo sinottico di Lc 5,17-20 con note manoscritte del beato Luigi Novarese.